Afghanistan, la solidarietà delle Marche

 L’assessore con delega al Volontariato e Pari Opportunità Giorgia Latini ha annunciato la disponibilità della Regione ad accogliere donne e minori provenienti dall’Afghanistan, chiedendo tuttavia anche all’Europa di fare la sua parte e annunciando per il prossimo Consiglio la presentazione di un documento per impegnare la Giunta ad attivarsi affinché le associazioni di volontariato si coordino.

Intanto le prefetture delle Marche hanno attivato una interlocuzione con Anci Marche per effettuare un monitoraggio degli alloggi disponibili ad accogliere i cittadini Afghani che hanno collaborato con l’Occidente e che potrebbero arrivare presto nelle Marche con i ponti umanitari. Durante la riunione del direttivo, la presidente di Anci Marche Valeria Mancinelli ha registrato "una disponibilità trasversale da parte di sindaci di diversa appartenenza territoriale e diverso orientamento politico, ma concordi nella necessità di fare fronte a questo dovere morale". I comuni marchigiani hanno sempre fatto la propria parte in termini di solidarietà ed accoglienza e, sotto il coordinamento di Anci nazionale, secondo le direttive che verranno fornite dal Governo e dal Ministero dell’Interno, sono pronti ad accogliere la quota parte delle famiglie di funzionari afgani che in questi anni hanno collaborato con i paesi occidentali e che oggi si trovano nella necessità di avere un corridoio umanitario per sfuggire alle persecuzioni talebane.

Subito i corridoi umanitari. A chiederlo è l’Ambasciata dei diritti delle Marche, l’associazione che dal 2006 è impegnata nella promozione dei diritti di cittadinanza e che ora interviene sulla crisi umanitaria in Afghanistan. Già nei mesi scorsi, Danilo Burattini, presidente dell’Ambasciata dei Diritti delle Marche, che raggruppa una settantina di persone che ruotano fra le sedi di Ancona, Jesi e Macerata per assistere i profughi, fornendo loro assistenza legale gratuita, attività di formazione e informazione, aveva denunciato una escalation di arrivi di minori stranieri non accompagnati al Porto di Ancona, fra i quali anche Afghani.

«L’emergenza non è nuova – spiega – e dal 2001 sono tantissimi i profughi Afghani che si sono mossi lungo la rotta Adriatica per andare nel Nord Europa». Se «l’analisi delle conseguenze del ritorno dei Talebani lo lasciamo agli esperti di geopolitica – prosegue Burattini – una delle cose che bisogna fare adesso è quella di creare un corridoio umanitario che aiuti in prima battuta i minori arrivati nei porti della Grecia, prima che insorgano problemi con la frontiera Turca».

Fonte: CentroPagina