Carta Famiglia: l’esclusione dei cittadini stranieri è contraria al diritto dell’Unione europea

Con la sentenza di fine ottobre la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha dichiarato che escludere i cittadini non comunitari dalla “Carta della famiglia” è contrario al diritto dell’Unione. L’Italia deve quindi modificare immediatamente la normativa e eliminare la disposizione che limita la prestazione ai soli cittadini italiani e UE.

La vicenda nasce nel 2019 quando l’allora maggioranza decide di introdurre nella disciplina della Carta della Famiglia (una card rilasciata senza limiti di reddito alle famiglie con almeno 3 figli, o 1 figlio per il solo anno 2020 ) la limitazione ai soli cittadini italiani e europei. La Carta ha poi preso avvio solo nell’anno successivo quando è stata stanziata la somma di ben 1 milione di euro, sottratto al “fondo per le politiche della famiglia”, per organizzare una complessa piattaforma informatica che avrebbe consentito ai negozianti o fornitori di servizi di inserire il proprio nome con l’impegno a garantire ai titolari della carta  uno sconto di almeno il 5% rispetto ai prezzi correnti di mercato.

Le associazioni ASGI, NAGA e Avvocati per niente – assistite dagli avvocati Alberto Guariso, Livio Neri e Ilaria Traina – hanno agito davanti al Tribunale di Milano contro l’ assurda discriminazione che vedeva escluse le famiglie degli stranieri con figli in difficoltà economiche, peggiorate per molti durante la pandemia.

Il Tribunale di Milano ha interpellato la Corte di Giustizia dell’Unione europea chiedendo se l’esclusione sia compatibile con il diritto dell’Unione. La Corte UE ha dunque rilevato che la limitazione della Carta Famiglia ai soli cittadini italiani e comunitari l’Italia è una violazione della parità di trattamento tra italiani e stranieri nell’accesso a beni e servizi in quanto esclude sia i titolari di permesso di lungo soggiorno, sia i titolari di permesso per lavoro o famiglia .

Pur riconoscendo che la Carta Famiglia non costituisce una “prestazione” (non attribuisce infatti una somma di denaro) la Corte ha affermato che essa costituisce un “servizio” che non può essere limitato ai soli cittadini italiani e comunitari in virtù delle direttive europee 2009/50, 2003/109 e 2011/98.

Ciò che avrebbe potuto essere investito in interventi strutturali di sostegno alle famiglie più bisognose è stato utilizzato per un intervento ad un tempo poco efficace ( solo 270 risultano ad oggi i negozi inseriti nella piattaforma della Carta famiglia dove si può ottenere gli sconti) e discriminatorio nei confronti degli stranieri.

Si tratta dell’ennesima condanna dell’Italia in sede europea dopo quelle sul bonus bebè e sugli assegni familiari: un altro monito per il Parlamento e Governo affinché adottino politiche davvero egualitarie e inclusive.

Fonte: ASGI