I nuovi cittadini (silenziosamente) crescono

Oggi in Italia vivono un milione e mezzo di persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana. A loro si dedica il recente volume dal titolo Nuovi cittadini. Diventare italiani nell’era della globalizzazione. Cinzia Conti, Enrico Tucci e Salvatore Strozza ne riassumono i contenuti tracciando brevemente l’identikit di questa componente significativa della popolazione italiana.

Il silenzio dei numeri

I nuovi cittadini, la popolazione italiana per acquisizione della cittadinanza che vive nel nostro Paese, stanno crescendo rapidamente. All’inizio del 2020 i nuovi cittadini residenti in Italia sono oltre un milione e mezzo, con una crescita significativa nell’ultimo decennio. Infatti, al censimento del 2011 non raggiungevano le 700 mila persone e a quello precedente (del 2001) erano meno di 300 mila. Si tratta di una crescita silenziosa se si pensa che vent’anni fa gli stranieri residenti in Italia avevano più o meno la stessa numerosità, ma richiamavano molta più attenzione da parte dei mass media. Sicuramente questo succede perché le persone che hanno portato a compimento con successo un percorso di inclusione nella nostra società “fanno meno notizia”, ma si deve anche sottolineare che per lungo tempo c’è stato un deficit di informazione rispetto a questa componente della popolazione italiana della quale si sapeva qualcosa solo in occasione dei censimenti.

Chi sono i nuovi italiani

Solo recentemente, grazie allo sviluppo di specifici progetti di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), è stato possibile avere notizie aggiornate e più dettagliata su queste persone che – così come gli stranieri in Italia – hanno radici in molti paesi diversi. Le persone di origine albanese e marocchina sono le più numerose, seguite da romeni, brasiliani, indiani, argentini, peruviani, tunisini, francesi e macedoni (Figura 1).

Queste prime 10 cittadinanze coprono solo la metà dei nuovi cittadini, segnale di come si tratti di un universo estremamente articolato. Questa situazione è legata al fatto che il collettivo si compone non solo degli immigrati stranieri e dei loro figli, ma anche di quella parte dei congiunti e dei discendenti degli emigrati italiani all’estero che stabilitisi nel paese ne hanno chiesto la cittadinanza. Va inoltre sottolineato come alcune cittadinanze di origine particolarmente importanti tra gli stranieri perdano invece rilevanza nella graduatoria dei nuovi cittadini per varie ragioni tra le quali non secondario sembra essere il minore interesse all’acquisizione del passaporto italiano (i romeni) oppure i maggiori vincoli imposti dalla normativa del paese di origine (i cinesi). Con riguardo alle caratteristiche demografiche i nuovi cittadini nel 56% dei casi sono di sesso femminile, l’età media è di meno di 40 anni (36,5 per gli uomini e 41,7 per le donne) con una quota di under 20 che sfiora il 22% e di over 60 che non arriva al 15%. Si tratta pertanto di una struttura per età intermedia tra quella degli stranieri e quella degli italiani dalla nascita (fig. 2). 

Diversi tipi di nuovi cittadini

La storia migratoria dell’Italia è così articolata che inevitabilmente anche le caratteristiche dei nuovi cittadini ne riflettono la complessità. Si tratta infatti di una popolazione così variegata che è stato possibile identificare 5 tipologie diverse di nuovi cittadini. Le prime due sono da ricondurre al passato di terra di emigrazione del nostro Paese: 

1) i nuovi cittadini di vecchia data: persone diventate italiane molti anni fa, spesso per un legame matrimoniale – come mariti e soprattutto mogli – con emigrati italiani successivamente rientrati in patria;

2) i nipoti degli emigranti: persone diventate italiane per ius sanguinis. Non si tratta solo di nipoti ma, più in generale, di discendenti di emigrati.

Le altre tre tipologie sono invece da riconnettere al recente passato di terra di immigrazione:

4) nuovi cittadini per matrimonio: si ricorderà che inizialmente, specie per le immigrate, il matrimonio era la principale via di acquisizione della cittadinanza e solo recentemente questa modalità è divenuta di secondaria importanza (per alcune cittadinanza resta però di grande rilievo); 

5) nuovi cittadini integrati: si tratta di coloro che hanno seguito il classico e lungo percorso di integrazione che porta all’acquisizione di cittadinanza per residenza dopo molti anni di permanenza stabile sul territorio italiano;

6) famiglie di nuovi cittadini: si tratta di un gruppo molto simile al quarto, ma caratterizzato in particolare dall’ampia presenza di minori che hanno acquisito la cittadinanza per trasmissione dai priori genitori.

Chi vuole diventare cittadino italiano?

La cittadinanza di origine – anche a parità di altre caratteristiche come età, titolo di studio, sesso, apertura o meno rispetto alla doppia cittadinanza ecc. – ha una fortissima influenza sulla propensione ad acquisire la cittadinanza. Non va dimenticato che la cittadinanza sintetizza le caratteristiche del modello migratorio. Ai due estremi opposti si collocano gli indiani con la maggiore e i cinesi con la minore propensione a diventare italiani. Come era immaginabile, gli stranieri dei paesi terzi hanno una maggiore spinta ad acquisire la cittadinanza rispetto ai comunitari, così come le persone originarie dei paesi che riconoscono la doppia cittadinanza sono più inclini a diventare italiani rispetto a coloro che vengono da paesi che non riconoscono questa opzione. 

Dal punto di vista delle caratteristiche individuali, sono le donne e i più giovani a mostrare una maggiore inclinazione rispetto agli uomini e alle persone di 45 anni o più. Inoltre, un titolo di studio più elevato si associa a una propensione maggiore ad acquisire la cittadinanza, così come il fatto di avere un’occupazione. Con riguardo alle condizioni familiari, chi vive in coppia e, in particolare, in coppia con figli ha un’inclinazione maggiore a prendere la cittadinanza. 

Risiedere nelle regioni settentrionali, in particolare nel Nord-Est, rende più frequente l’acquisizione del passaporto italiano rispetto a risiedere nel Mezzogiorno. Ma è tra i residenti nel Centro Italia che la propensione è più bassa. Nel Mezzogiorno assumono un peso non trascurabile le acquisizioni per discendenza che costituiscono un percorso quasi certo per le persone di alcune specifiche cittadinanze di origine. 

Una popolazione di grande interesse

Al di là di quello che accadrà alle norme sull’acquisizione di cittadinanza attualmente in discussione, è importante considerare che già oggi in Italia vivono un milione e mezzo di nuovi cittadini. Sarà importante nel tempo seguire i comportamenti (di studio, lavorativi, di partecipazione sociale) di questa particolare fascia di popolazione per comprendere se davvero con l’acquisizione della cittadinanza si cancellino le diseguaglianze o se rimangano, per questi nuovi cittadini, dei tratti di vulnerabilità tipici della popolazione straniera.

Per saperne di più

Strozza S., Conti C., Tucci E., Nuovi cittadini. Diventare italiani nell’era della globalizzazione, il Mulino, Bologna, 2021.

Fonte: Neodemos