LA STORIA DI SOPHIA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la "Storia di Sophia". Le parole di Sophia, l’ascolto di Peti e la scrittura di Marco. L’origine del racconto di una convivenza.

La vita al villaggio scorreva serena

“La vita al villaggio scorreva serena, nostro padre ci ordinava di fare alcuni lavoretti; mio fratello si sbrigava e poi mi chiedeva di giocare con lui.
Ci divertivamo.

Lui era più piccolo di me, ma era molto svelto e riusciva qualche volta anche a vincermi. In realtà lo facevo vincere perché mi piaceva vedere il suo sorriso. Eravamo complici.
Nel villaggio non c’erano molti bambini perché tanti vivevano in città.
Il nostro non era solo un legame di sangue: gli volevo e gli voglio ancora molto bene.

Mia madre era sempre la prima ad alzarsi al mattino: preparava il pranzo e andava a raccogliere la frutta che poi vendeva al mercato.
Era appena uscita quando sentì uno strano fruscio; si voltò, alzò gli occhi e rimase impietrita: sul basso tetto della nostra casa un serpente stava strisciando e, accortosi di mia madre, si mise in posizione di attacco.
Prima ancora che lei potesse muovere un piede, il serpente le sputò il veleno sugli occhi.
Un urlo agghiacciante ci fece sobbalzare: mia madre era piegata a terra e urlava che non ci vedeva. Mio padre accorse e resosi conto dell’accaduto prese un’ascia e la lanciò contro il serpente.
Mia madre diceva piangendo: “La tua seconda moglie mi ha fatto un maleficio! Non ci vedo più! Sono cieca! Lei è cattiva: mi vuole morta!”.
Trascorsero alcuni giorni e per noi tutti scese la notte.
Mia madre in un angolo della casa non smetteva di piangere. Mio padre decise di recarsi dall’uomo della medicina, un anziano di cui nessuno conosceva l’età, per chiedere il suo aiuto.
Lo vide sotto una pianta, immobile, gli occhi spenti guardavano lontano: sembrava succhiare linfa vitale.

Dal suo collo pendevano collane, amuleti e sacchetti misteriosi. La sua saggezza aleggiava sui villaggi. Nonostante la medicina moderna fosse arrivata in quei luoghi, la gente non aveva mai smesso di chiedere i suoi consigli.
Ascoltato il racconto in silenzio, il vecchio si alzò, prese degli unguenti, delle erbe e cantilenando strane parole, tritò, mescolò, usò come recipiente una zucca secca e disse: “Gli spiriti sono stati allontanati. Metti sugli occhi di tua moglie per quindici giorni questa medicina e vedrai che la luce tornerà”.
La profezia risultò veritiera e mia madre tornò a vedere.
Gli spiriti però non erano stati definitivamente sconfitti: una sera mio padre, tornando a casa, fu investito da una macchina e morì sul colpo.
Così ci trovammo senza protezione.”

 

Peti e Marco hanno accolto Sophia e la convivenza ha portato vicinanza e confidenza. Potersi fidare, rilassare, aprirsi con persone accoglienti ma fino a ieri sconosciute è stato per Sophia come rifiorire.

Abbiamo raccolto il racconto di Sophia e insieme condividiamo la quotidianità come in una famiglia, anzi, senza il “come”. Per noi la preoccupazione più grande era dovuta alla consapevolezza della variabilità dell’umore di nostro figlio Francesco. In passato lui aveva reagito spesso male alla presenza di estranei. I timori hanno però lasciato il posto a una piacevole constatazione: la dolcezza di Sophia è riuscita a vincere le resistenze.

Lei ha capito che deve giocare e non dar peso alle sue improvvise chiusure.

Sophia è una ragazza di buona volontà e sentimenti.  Il rapporto con lei si fonda sulla sincerità, la cordialità e la stima reciproca. Le piccole incomprensioni, di conseguenza, si risolvono facilmente. Pian piano sta aumentando la confidenza e riaffiorano ricordi belli e brutti, alcuni dei quali stiamo mettendo per iscritto.

Fonte: Rifugiati in famiglia