Rapporto Caritas-Migrantes 2021 - Sintesi

La pandemia da Sars Cov 19, lo sappiamo, ha prodotto una serie di effetti negativi in ampi ambiti della vita individuale e collettiva della popolazione mondiale. Nell’edizione che celebra i 30 anni della pubblicazione del Rapporto Immigrazione si analizza in particolare l’impatto che il virus e le misure adottate per il suo contenimento e per la ripresa delle attività economico-sociali hanno avuto sulle vite dei cittadini stranieri che vivono in Italia, in riferimento ad importanti indicatori quali, fra gli altri, le tendenze demografiche e i movimenti migratori, la tenuta occupazionale, i percorsi scolastici dei minori e la tutela della salute. Si prenderanno in esame anche altri aspetti sociali, forse meno eclatanti, ma che hanno subito contraccolpi altrettanto gravi, come la sfera religiosa ed emotiva individuale, lo scivolamento nel cono d’ombra di migliaia di persone che le misure di lockdown hanno reso più invisibili (ad esempio, le vittime di violenza e di sfruttamento), senza che questo silenzio fosse dissolto dall’interesse dei media.

Le migrazioni internazionali I recenti dati pubblicati dal Dipartimento Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite stimano un calo del numero dei migranti in circa 2 milioni. In particolare, ad aver risentito delle limitazioni alla circolazione sarebbero state le migrazioni per lavoro e per motivi familiari, mentre quelle forzate, in particolari aree del Pianeta, non avrebbero registrato una diminuzione altrettanto significativa. Il numero di persone che vivono fuori dal proprio Paese di origine ha raggiunto nel 2020 la cifra record di 280,6 milioni (+8,4 milioni rispetto all’anno precedente) ovvero il 3,6% della popolazione mondiale. La maggior parte dei migranti internazionali proviene da Paesi a reddito medio, mentre solo il 13% da Paesi a reddito basso, anche se la quota di questi è aumentata significativamente negli ultimi 20 anni in concomitanza con la crescita delle crisi umanitarie che hanno interessato molte aree del pianeta. A livello continentale, l’Europa continua ad essere l’area più interessata dalla mobilità umana, con quasi 87 milioni di migranti, molti dei quali sono cittadini europei che si sono spostati all’interno dell’area Schengen. Il Nord America ospita il secondo maggior numero di migranti, per un totale di quasi 59 milioni di persone; seguono il Nord Africa e il Medio Oriente, con quasi 50 milioni. Negli ultimi 20 anni la crescita più sostenuta è stata registrata non solo in Europa, con 30 milioni di migranti in più, ma anche in Africa Settentrionale e in Medio Oriente, che insieme hanno visto un incremento della popolazione migrante pari a circa 29 milioni di persone. Il notevole incremento di migranti nella regione nordafricana e mediorientale è stato determinato da un importante apporto di rifugiati e di richiedenti asilo che in queste due regioni, dal 2000 al 2020, hanno superato i 9 milioni di persone, soprattutto a causa del conflitto siriano. Per quanto riguarda i Paesi con il maggior numero di presenze di cittadini stranieri, gli Stati Uniti d’America si confermano la principale destinazione dei migranti internazionali, con 51 milioni di migranti nel 2020, pari al 18% del totale mondiale. Seguono la Germania con circa 16 milioni, l’Arabia Saudita con 13 milioni, la Federazione Russa con 12 milioni e il Regno Unito con 9 milioni. Delle prime 20 destinazioni, ben 17 sono rappresentate da Paesi a reddito alto o medio-alto e, di questi, la maggior parte si trova in Europa. Con riferimento ai Paesi di origine, l’India rimane al vertice della classifica: nel 2020 ben 18 milioni di indiani vivevano al di fuori del Paese. Altre importanti diaspore sono quella messicana e russa, con 11 milioni di emigrati ciascuna. Seguono quella cinese (10 milioni) e siriana (8 milioni). Circa l’origine dei migranti forzati, i dati riferiti al 2020 evidenziano una realtà molto polarizzata in due aree del pianeta: il Medio Oriente e il Sud America. Un quinto degli sfollati registrati a livello globale proviene dalla Siria (6,7 milioni) mentre in un caso su sei dalla Palestina (5,7 milioni). Il Venezuela ha il terzo maggior numero di sfollati internazionali al mondo, con oltre 4 milioni di profughi all’estero.

Fonte: Immigration Caritas