Rapporto INAPP: focus sui problemi delle persone immigrate

L'INAPP - Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche - ha presentato il suo rapporto 2022, dal titolo Lavoro e formazione: l’Italia di fronte alle sfide del futuro

A seguito dell’emergenza sanitaria, che ha stravolto il sistema economico e sociale del nostro Paese, riaffiorano gli scogli di un mercato del lavoro in cui l’occupazione sembra essersi incagliata da anni. Malgrado la spinta delle nuove tecnologie e delle nuove modalità organizzative, restano i nodi di un’occupazione sempre più atipica e con sofferenze retributive. Un supporto potrebbe venire dalla formazione, che mostra una ricca offerta di percorsi, cui tuttavia non corrisponde una altrettanto forte partecipazione, mentre le competenze stentano ad allinearsi alle esigenze produttive. In tale contesto, le categorie più deboli restano più esposte al rischio crescente di disagio e povertà, mentre aumentano le disuguaglianze e si manifesta la necessità di un aggiornamento dei sistemi di welfare. A questo si aggiunge una congiuntura eccezionalmente sfavorevole che va a incidere su debolezze ormai croniche e dove emerge chiara l’urgenza di interventi mirati e strutturali.

Un capitolo è dedicato a Dinamiche e problematiche emergenti nella popolazione immigrata

Per INAPP, la scarsa conoscenza dei propri diritti, la difficoltà a orientarsi tra burocrazia e legislazioni e ad accedere alle informazioni costituiscono i fattori principali che limitano la popolazione immigrata nel beneficio dei servizi di welfare di cui hanno diritto. Si stima che accede al Reddito di cittadinanza poco più della metà dei cittadini stranieri potenzialmente beneficiari: 58% contro il 77% dei cittadini italiani. Analogo svantaggio è presente in altri settori: il tasso di occupazione femminile è più basso di quello delle donne native del 4%; la sovraqualificazione lavorativa arriva al 50%, contro il 20% degli italiani; la quota di giovani Neet stranieri è 14 punti percentuali più elevata dei pari età italiani, quelli che abbandonano precocemente gli studi sono il 30%, contro il 13% degli italiani. Svantaggi che originano da una ‘intersezione’ di fattori che tendono a produrre discriminazioni e/o sistematiche esclusioni nei diversi contesti di vita e di lavoro. Negli ultimi vent’anni, gli stranieri in Italia hanno registrato un aumento rilevante fino al 2014, per poi stabilizzarsi attorno ad una presenza di 5 milioni di persone. La quota di giovani, sotto i 18 anni, è del 20%, stabile da diversi anni, mentre cresce il numero di anziani che negli ultimi 20 anni è passato da circa 40mila a oltre 270mila, quasi raddoppiando in termini percentuali (dal 3% al 5,5%). In futuro si prospetta un processo accelerato di invecchiamento della popolazione. Anche la popolazione straniera nei prossimi trent’anni vedrà crescere la quota di ultrasessantacinquenni fino al 20%. Si tratta di anziani che avranno sicuramente maggiori difficoltà ad accedere ai servizi di cui necessiteranno e che più difficilmente potranno poggiarsi su una rete familiare. Accanto a questi scenari futuri, l’attualità è interessata dalla crisi umanitaria innescata dalla guerra in Ucraina che costituisce un test formidabile per le politiche nazionali ed europee tese a fronteggiare i flussi migratori e a disporre di meccanismi più collaudati di integrazione socio-economica degli stranieri.

Fra gli altri dati interessanti, probabilmente per la prima volta c'è una stima accessibile su condizioni di salute e disabilità delle persone immigrate: 726mila hanno malattie cronice, 199mila una disabilità - dato in crescita.

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