Un graphic novel racconta l’odissea verso l’Europa delle donne migranti incinte

Come affrontano la maternità le donne rifugiate nel nostro paese e le politiche di assistenza medica a loro riservate. Essere a casa, ovunque essa sia.

Il graphic novel scritto da Sandrine Martin, racconta la vita di due donne: Mona, profuga siriana che, appena approdata ad Atene, scopre di essere incinta, e Monika, ostetrica che lavora al centro d’accoglienza al quale si è rivolta la donna siriana.
La narrazione si sviluppa lungo tutta la durata della gravidanza di Mona, iniziando ad Atene – dove lei e suo marito sono approdati dopo esser scappati dalla Siria – e concludendosi a Berlino, meta dei due coniugi, dove raggiungeranno la sorella di Mona.

Tra le due si sviluppa una forte empatia che le porterà, nel corso della storia, ad instaurare una solida amicizia.

Il racconto a fumetti è ispirato al progetto EU Border Care, condotto da un’equipe di antropologhe dirette da Vanessa Grotti – antropologa sociale dell’Università di Bologna – nei principali snodi di flussi migratori, quali Atene, Melilla, Lampedusa, la Guyana Francese e l’Isola Mayotte.

L’AUTRICE

Sandrine Martin è un’illustratrice e autrice di fumetti francese, diplomata all”École nationale supérieure des arts décoratifs di Parigi. A partire dal 2004 ha firmato numerose pubblicazioni per ragazzi e storie per periodici. Ha lavorato per testate come Le Monde, LibérationAstrapi Filotéo.
Attualmente vive a Parigi.

Le poco studiate esperienze delle donne

«Gli operatori sanitari delle aree di frontiera proteggono i valori europei fondamentali della salute e della mobilità dei cittadini», afferma Vanessa Grotti. «Dobbiamo garantire una distinzione chiara e continuativa tra diritti sanitari e governance della migrazione». EUBorderCare ha evidenziato la mancanza di consapevolezza sulle esperienze migratorie di genere e la necessità di fornire risposte specifiche di genere in tutte le fasi dell’accoglienza dei migranti.

«Nonostante sia un fenomeno in crescita, le nostre ricerche sul campo hanno confermato che le migrazioni femminili, in particolare quelle in gravidanza, sono state poco studiate», aggiunge Grotti. «I nostri risultati dimostrano che occorre fare di più per organizzare l’assistenza alle donne migranti, riconoscendo i loro bisogni fondamentali, quali l’igiene, l’alloggio e l’assistenza sanitaria». Confrontando le esperienze di tre rotte migratorie, il Mediterraneo orientale (verso la Grecia), il Mediterraneo centrale (verso l’Italia) e il Mediterraneo occidentale (verso la Spagna), il team ha trovato per ogni rotta chiari modelli migratori legati alle nazionalità, alle fasce d’età, alle circostanze personali e familiari e ai problemi legati alla salute riproduttiva.

Ad esempio, le donne in stato di gravidanza rifugiate in fuga dalla guerra e arrivate in Grecia soffrivano di malnutrizione e stress a causa della permanenza protratta nei campi. Le pazienti in stato di gravidanza salvate in Italia erano state spesso separate dai propri cari a causa della schiavitù e della tratta di esseri umani e avevano subito aggressioni e sfruttamento. In un’analisi comparativa dei servizi di emergenza e di maternità in Grecia, Italia e Spagna, il team ha esplorato condizioni di lavoro precarie quali salari sottopagati, carenza di personale, contratti temporanei e turni prolungati.

La ricerca documenta come la salute prenatale e perinatale abbia dovuto essere completamente ripensata e adattata ai contesti di emergenza, con scarso sostegno europeo o internazionale. Tra gli esempi ci sono cliniche e reparti di pronto soccorso che hanno cambiato gli orari di apertura per soddisfare le esigenze di emergenza, quali ad esempio i salvataggi in barca. Ciò si traduce in lunghi turni di lavoro, impiego di interpreti e creazione di documentazione clinica per le pazienti in gravidanza senza cartelle cliniche. In Grecia, gli ospedali statali hanno collaborato con ONG mediche e volontari per garantire la continuità delle cure, mentre in Francia e in Italia, il personale ospedaliero si è coordinato con il settore assistenziale, affidandosi spesso a reti professionali.

«Queste strutture locali e resilienti, sono indispensabili, ma insostenibili senza un supporto sistemico. Del resto, non possono essere facilmente sostituite perché conoscono il territorio meglio di chiunque altro», osserva Grotti. A seguito dell’epidemia di coronavirus, che ha riconfigurato in modo significativo le modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria negli ospedali e nelle cliniche più piccole, il team ha deciso di valutare l’impatto che l’emergenza Covid-19 ha avuto sull’organizzazione e l’erogazione dei servizi di assistenza alla maternità. «Speriamo che questo porti alla stesura di una serie di raccomandazioni politiche specifiche per la parità sanitaria nell’assistenza ostetrica nelle zone di confine dell’UE», spiega Grotti.

 IL PROGETTO EU BORDER CARE

EU Border Care è l’acronimo di un progetto di ricerca quinquennale finanziato da un ERC Starting Grant (2015-2020). Si tratta di uno studio comparativo delle politiche sulla maternità tra migranti privi di documenti nelle periferie dell’Unione Europea.

EUBorderCare si è basato sulla ricerca sul campo a lungo termine in ambienti di cura (ad esempio campi profughi, strutture di ONG mediche, reparti maternità), sia temporanei che permanenti, nella Guyana francese e a Mayotte (Francia d’Oltremare), nell’Egeo settentrionale e nell’Attica (Grecia), in Sicilia (Italia) e a Ceuta e Melilla (Spagna). Queste regioni sono state scelte perché hanno conosciuto flussi migratori significativi. Hanno anche sperimentato investimenti insufficienti ma dispongono di sistemi sanitari universali con un’assistenza umanitaria speciale per cure gratuite urgenti, indipendentemente dallo status giuridico. Essendo alle frontiere esterne dell’Europa, sono stati i primi paesi di accoglienza e di richiesta di asilo.

  • LO SCOPO DI EU BORDER CARE: A differenza di altre categorie di migranti, le donne incinte e senza documenti sono un fenomeno in crescita, ma vi sono pochi studi di scienze sociali o sulla salute trattano l’assistenza alla maternità per migranti all’interno dell’Unione Europea.
    Questo argomento tuttavia ha delle implicazioni urgenti: i recenti eventi geopolitici del Nord Africa e del Medioriente hanno scatenato un notevole aumento di donne in gravidanza che entrano nell’Unione Europea con situazioni irregolari e presentando una serie di problematiche che i servizi di maternità in prima linea sulle frontiere dell’Unione Europea devono affrontare, spesso con poca preparazione o poco supporto da parte delle autorità nazionali o internazionali.

  • COME FUNZIONA EU BORDER CARE: EU Border Care si pone come obiettivo quello di tracciare una rete di servizi di assistenza alla maternità nelle periferie europee che si trovino ad affrontare un incremento di flussi migratori. Il team del progetto si impegna ad analizzare il tema della maternità migrante attraverso tre prospettive di ricerca interconnesse: le donne migranti, il personale sanitario e le agenzie istituzionali regionali.