Burkina Faso: la fuga di migliaia di rifugiati del Mali

Secondo le fonti dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, per effetto delle violenze scoppiate in tutta la regione del Sahel, già dal gennaio 2019, il Burkina Faso sta registrando la fuga di oltre centinaia di migliaia di rifugiati del Mali, 838.000 secondo recenti rilevazioni. A peggiorare la situazione, oltre alla diffusione del COVID-19 sono anche gli attacchi armati di formazioni jihadiste che colpiscono migliaia di rifugiati maliani, che vivono nei campi in aree remote, a ridosso del confine tra Burkina Faso e Mali. La maggior parte di rifugiati ha deciso di fare ritorno a casa, nonostante le condizioni di insicurezza in quelle aree.

La situazione di insicurezza ha travolto tutte le 13 regioni del Burkina Faso. Le violenze, inoltre, a novembre 2019 hanno costretto l’UNHCR a ricollocare il proprio personale fuori dal campo profughi di Mentao, vicino a Djibo. Da allora, l’accesso a oltre 6.000 rifugiati è potuto avvenire solo sporadicamente e le loro condizioni di vita sono andate peggiorando. Molti rifugiati accolti nel campo hanno riferito l’intenzione di fare ritorno in Mali una volta allentate le restrizioni dovute alla diffusione del COVID-19.

Purtroppo, l’instabilità della situazione in Mali non permette di fare ritorno alle proprie terre di origine. L’UNHCR, in collaborazione con le autorità maliane, ha effettuato la registrazione di quasi 3.000 rifugiati nelle regioni di Gao, Mopti e Timbuctu. In queste zone di lavora per assicurare ai rifugiati di ritorno un alloggio, beni di prima necessità e assistenza in denaro per soddisfare le esigenze iniziali. Si forniscono anche i dispositivi sanitari e igienici necessari nell’ambito della risposta alla pandemia da COVID-19.

Fonte: UNCHR

Ultima modifica il Giovedì, 14 Maggio 2020 23:02